Fondato nel 1976
Camping Club Fermano
Vai ai contenuti

Menu principale:

Racconto di viaggio di Mario Aliberti: Ottobre 2016

Venerdì 7 Ottobre 2016 ore 21:00
Mario Aliberti racconta il viaggio in
CAMERUN
: Mille villaggi, duecento etnie.
Sala
Rita Levi Montalcini, Viale Trieste (Santa Caterina) – Fermo  

CAMERUN: Mille villaggi, duecento etnie.

Gennaio - Febbraio 2014

Il Camerun è una Repubblica Presidenziale dell’Africa equatoriale; ha una superficie di circa 475.000 Km 2  ed una popolazione ad oggi stimata  in 20.000.000 di abitanti.
Colonia tedesca dal 1884, subì la divisione del territorio fra Francia e Regno Unito dopo la Prima Guerra Mondiale. Divenne indipendente negli anni 1960-1961 ed i due territori si fusero per dar luogo ad uno stato federale con due lingue ufficiali, il francese e l’inglese. Dal 1984 ha l’attuale forma di governo; più della metà della popolazione è di religione cristiana (cattolica e protestante),  la restante è musulmana ed animista.
Molti dei vecchi "regni" sopravvivono ancora e sono noti come Lamidati, riconosciuti dal governo centrale ma con poteri quasi nulli e limitati al diritto consuetudinario.
Dal punto di vista etnico e naturalistico il Camerun è forse il paese più interessante di tutta l’Africa tanto da essere definito "La piccola Africa" essendo l’unico nel quale troviamo foresta equatoriale e rigogliosa vegetazione, aree di foresta pluviale, alte montagne e spiagge dorate, savane arbustive popolate dai grandi animali africani.
Ma la vera ricchezza del Camerun è rappresentata dalla sua popolazione; un’enorme diversità etnica costituita da 257 gruppi più o meno numerosi con lingue, dialetti, usi e costumi differenti.
Questa diversità ha contribuito a fare del Camerun un paese in cui, fino a pochi anni fa, si respirava un clima di pace, concordia e sicurezza ora minacciati da eventi che riguardano i paesi confinanti ma che inevitabilmente si riverberano anche in Camerun.
Naturalmente anche il Camerun non è esente da qualche criticità come la scarsa sicurezza personale nella capitale economica Douala, la deforestazione, la scarsa attenzione per i Pigmei, una delle popolazione più minacciate del mondo dal rischio d'estinzione.
Oggetto di questo racconto saranno alcune delle etnie che popolano questo colorato paese; talune vivono ancor oggi secondo secondo tradizioni e costumi ancestrali.
I Koma.
Vivono isolati sui Monti Alantika, al confine con la Nigeria, in aspri territori pietrosi dove furono costretti a rifugiarsi, lasciando le fertili pianure, per sfuggire alle persecuzioni degli schiavisti musulmani nel XVII secolo. Sono una delle ultime tribù animiste e pagane in una regione abitata da popoli convertiti al Corano.
I Bororo.
Sono allevatori di bovini nomadi che si spostano con le loro mandrie nel Nord del paese. Alti e slanciati tengono molto alla loro bellezza e si distinguono per i numerosi tatuaggi e scarificazioni facciali.
Gli Hidè.
Abitano nell'estremo Nord-Ovest proprio al confine con la Nigeria. Caratteristica unica è l'uso da parte delle donne di un copricapo fatto con "calebasse" decorate. Le calebasse, zucche tagliate a metà, svuotate ed essiccate, sono utilizzate in Africa come contenitori ma solo dagli Hidè come casco.
I Musgum.
Pescatori e pastori abitano l'estremo Nord-Est al confine col Ciad. Sono famosi per le loro case di terra cruda a forma di obice delle quali rimangono purtroppo poche testimoninze essendo state sostituite dalle più semplici case rettangolari a forma di capanna.
I Pigmei.
I Pigmei Baka abitano, ma forse è più corretto dire, abitavano, le grandi foreste del Sud-Ovest. I Pigmei, popolo mite che non conosce la violenza, hanno sempre vissuto nella foresta, per loro la foresta è la vita, dalla foresta ricevono tutto quanto è necessario per la loro sussistenza. Purtroppo però nel corso degli anni la loro situazione è costantemente peggiorata, prima ad opera dei missionari che intendevano"civilizzarli" e poi per gli interessi degli occidentali ai loro legnami pregiati. Sfrattati dalle loro terre ancestrali i Pigmei vivono ora ai margini della foresta, distrutti dall'alcool in una difficile coesistenza con i Bantù.
Spero che questo mio racconto induca almeno qualcuno di coloro che vorranno seguirlo ad una riflessione sui soprusi cui sono soggette molte popolazioni indigene che sono uomimi e donne come noi e come noi hanno diritto alla vita.


Ultimo aggiornamento: 02/02/2021
Torna ai contenuti | Torna al menu