Racconto di viaggio di Mario Aliberti: Aprile 2012 - Camping Club Fermano

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Racconto di viaggio di Mario Aliberti: Aprile 2012

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Per informazioni: mario.aliberti728@alice.it

 
 

LA DANCALIA  e l'Etiopia storica

Gennaio - Febbraio 2010

LA DANCALIA
La Dancalia, oggi compresa entro i confini dell'Etiopia, dell'Eritrea e della Repubblica di Gibuti, ha una superficie di circa 50.000 kmq di cui circa 10.000 sotto il livello del mare e convenzionalmente può essere indicata come il territorio abitato dagli Afar
.
Occupa la parte settentrionale della Great Rift Valley
, la grande spaccatura tettonica che si sviluppa in senso longitudinale per tutto il continente africano per una lunghezza di oltre ottomila chilometri. Il  movimento della crosta è dell'ordine di 1-2 centimetri l'anno ed in milioni di anni l'apertura finale darà luogo al nuovo continente del Corno d'Africa.
La parte centrale della depressione, che nella Piana del Sale
tocca i 120 metri sotto il livello del mare, è un immenso tavolato salino, con spessori stimati fra i mille ed i tremila metri, costituitosi milioni di anni fa con il sollevamento tettonico che chiuse il collegamento con le acque del Mar Rosso  che prima lo ricoprivano e  si estende per oltre 600 chilometri quadrati.
Altra caratteristica della regione è l'alta concentrazione di vulcani attivi che contribuiscono a fare della Dancalia uno dei territori più aridi ed inospitali del pianeta.
Le esplorazioni

I primi tentativi di esplorazione della zona risalgono alla fine del 1800 e finirono tragicamente (Giulietti 1881, Bianchi 1884); le prime descrizioni di alcuni luoghi si hanno dal 1905 al 1920 ad opera di escursionisti italiani,  ma solo con le spedizioni del 1928-29 Nesbitt e Franchetti riescono ad attraversare indenni l'area dancala.
Gli Afar

Sono scarse le conoscenze sull'origine di questo popolo a causa della carenza di testimonianze scritte. Le prime tracce storiche risalgono a 3500 anni fa come per molti altri popoli dell'Etiopia. Solo gli Afar riescono a sopravvivere in questo luogo, da sempre con il commercio del sale ed una volta anche con la depredazione delle carovane obbligate a passare nella zona per il collegamento dell'entroterra etiopico al mare. Si dice che gli Afar castrassero uomini e bambini catturati a dimostrazione che la vittima era un uomo e con l'intento di disonorare il cadavere. In realtà gli Afar hanno assimilato nella vita quotidiana la violenza che origina un'area di scontro fra il mondo religioso arabo-musulmano e quello africano-coopto, aggravata dalle difficili condizioni ambientali e climatiche. Questa fama di feroci predatori permane ancor oggi e nella zona si può accedere solo con la scorta di militari armati. Fino al XVIII secolo le armi delle popolazioni Afar erano costituite da lance, da uno scudo di pelle e da un pugnale; ora le lance sono state sostituite da fucili ma è rimasto il caratteristico pugnale con lama ricurva (Jilè
).
L'estrazione del sale

Da dicembre a marzo, nel periodo più favorevole dell'anno quando la temperatura si aggira sui 40°, è possibile assistere all'estrazione del sale effettuata in condizioni primordiali. I Tigrini
incidono con asce la crosta salina e sollevano i grandi lastroni facendo leva con lunghi bastoni, gli Afar, con una specie d'ascia a manico corto, squadrano ad occhio mattonelle perfettamente uguali di misura predeterminata da 4 kg (ganfùr) o da 8 kg (ghelaò) fino a 300 pezzi al giorno per persona. Legate ordinatamente saranno trasportate dagli Afar a dorso di dromedario ed asinello in carovane che in alcuni giorni possono raggiungere i duemila animali per una lunghezza di chilometri fino a Berhale da dove, con autocarri, verranno portate alle varie destinazioni.
Dallol

Al centro della Piana del Sale (Dancalia settentrionale) si trovano i giacimenti di Dallol generati dalla forte attività vulcanica e geotermica. E' un posto unico al mondo dove l'azzurro delle acque si mescola ai colori delle concrezioni saline e dei cristalli di zolfo, al rosso del ferro ed al violaceo del manganese creando colorazioni straordinarie e fantastiche.

L'Etiopia storica
Le chiese del Tigrai
Le chiese rupestri del Tigrai costituiscono una parte importante del patrimonio storico dell'Etiopia ed anche se meno perfette di quelle di Lalibela sono comunque notevoli e suggestive. Sono almeno 120, situate fra le città di Adrigat e Macallè; a differenza di quelle di Lalibela che sono scavate nel terreno, queste sono ricavate in pareti rocciose talvolta utilizzando grotte preesistenti. Spesso sono collocate in zone impervie ed anche difficili da raggiungere; alcune conservano affreschi in buono stato. Non vi sono molti documenti storici sulla loro origine ed attualmente si tende a datarle tra il IX e XV secolo.
Aksum

Fu il primo potente regno della storia del Corno d'Africa. Secondo la leggenda la città di Aksum, capitale del regno della Regina di Saba, fu creata a partire dal 1000 a.C. e dall'amore tra la sua regina ed il re d'Israele Salomone ebbe origine la stirpe reale dei negus (Hailè Selassiè sarebbe stato il 225° discendente di Menelik). Dal I secolo d.C. e per un millennio Aksum fu centro di una grande civiltà e di commerci. Oggi conserva un'importanza religiosa in quanto è credenza che qui sia custodita l'Arca dell'Alleanza con le Tavole della Legge.
Il Parco delle Steli

Come le piramidi gli obelischi erano monumenti funebri che sovrastavano la tomba e servivano a dimostrare il potere e la magnificenza del regnante. Scolpite da un solo pezzo di granito, le steli di Aksum colpiscono per le notevoli dimensioni (fino a 33 metri di altezza) e per l'ottimo stato di conservazione di molte di esse nonostante siano trascorsi 2000 anni.
Gondar

Circondata da terreni fertili ed al centro di tre importanti piste carovaniere diventò capitale del paese nel 1636 per volere dell'imperatore Fasiladas. Il Recinto Imperiale occupa una superficie di 75.000 mq ed ospita varie sezioni fra cui il Palazzo di Fasiladas.
Lalibela

Nota anche come la "Petra Africana
" è la località di maggior interesse turistico dell'Etiopia per la presenza delle numerose chiese scavate nella roccia. Si pensa che tali chiese risalgano ai secoli XII e XIII e che furono costruite per volontà del re Lalibela (alla sua morte la città che prima si chiamava Roha, assunse in suo onore il nome attuale). Secondo la leggenda il re in occasione di un suo viaggio rimase meravigliato degli edifici visti a Gerusalemme e fece voto di fondare una nuova Gerusalemme in Etiopia. In realtà gli edifici sono diversi fra loro ed è probabile che alcuni siano stati realizzati in epoche successive al suo regno.
Le chiese, uniche al mondo, sono costruite su tufo rosso vulcanico abbastanza facile da lavorare. Veniva delimitata l'area interessata e scavato un profondo fossato intorno al blocco di roccia viva che doveva essere scolpito all'interno per ricavarne la chiesa. La Chiesa di San Giorgio, Bet Giyorgis
, e senz'altro la più famosa e la più fotografata dell'intero complesso e rappresenta l'apogeo dell'architettura rupestre; sorge su un basamento a tre piani ed è a forma di croce greca. Dice la leggenda che San Giorgio, protettore dell'Etiopia, apparve a Lalibela lamentando che non fosse stata dedicata alcuna chiesa a lui; il re si scusò e fece costruire la più bella chiesa in onore di San Giorgio.

 
Ultimo aggiornamento: 07/09/2017
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